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Ovaio policistico: cos'è, sintomi, cause e dieta secondo l'endocrinologa 14/07/2026Ovaio policistico: cos'è, sintomi, cause e dieta secondo l'endocrinologaPubblicato da Staff Edizionilswr 14/07/2026
Quando si parla di ovaio policistico, molte persone pensano esclusivamente a un problema delle ovaie. In realtà, le nuove evidenze scientifiche raccontano una storia diversa. L'ovaio policistico, infatti, è una condizione complessa che coinvolge l'intero equilibrio ormonale e metabolico dell'organismo e non soltanto l'apparato riproduttivo.
Per questo motivo, la già conosciuta sindrome dell'ovaio policistico (PCOS), una delle patologie endocrine più diffuse tra le donne in età fertile, ha recentemente ricevuto una nuova denominazione.
Qual è il nuovo nome?
Perché è stato cambiato?
Cosa ci dicono oggi le nuove evidenze?
Che ruolo ha l'alimentazione?
Come strutturare il proprio piano alimentare se si convive con questa sindrome?Ce lo spiega la dottoressa Serena Missori, endocrinologa e diabetologa, autrice de Il reset ormonale.
Il nuovo nome della sindrome: da PCOS a PMOS
Oggi quella che per anni è stata chiamata sindrome dell'ovaio policistico viene identificata con un nuovo nome: PMOS (Polyendocrine Metabolic Ovarian Syndrome), una definizione che riflette meglio le conoscenze scientifiche più recenti e la reale natura sistemica della patologia.
Il vecchio nome era infatti riduttivo e, in molti casi, fuorviante: molte donne non presentano vere cisti ovariche, altre hanno ecografie perfettamente normali e convivono comunque con sintomi importanti. La diagnosi non si basa infatti sull'ecografia, ma su un insieme di elementi clinici, endocrinologici e metabolici.
Il nuovo nome descrive meglio la complessità della sindrome.
- Polyendocrine, perché coinvolge numerosi sistemi ormonali.
- Metabolic, perché insulino-resistenza, iperinsulinemia e alterazioni metaboliche rappresentano il cuore della malattia.
- Ovarian, perché l'ovulazione e la fertilità possono risultare compromesse.
- Syndrome, perché si tratta di un insieme di manifestazioni cliniche strettamente correlate.
La sindrome colpisce circa il 5-10% delle donne in età fertile, spesso esordisce durante l'adolescenza e, se non riconosciuta tempestivamente, può avere conseguenze importanti sulla salute riproduttiva, metabolica e cardiovascolare.
Sintomi dell'ovaio policistico
I principali sintomi dell'ovaio policistico sono:
- irregolarità mestruali (presenti nell'80% dei casi), come oligomenorrea, amenorrea, metrorragie e infertilità;
- iperandrogenismo (circa il 60%), che si manifesta con acne, irsutismo e alopecia;
- sovrappeso e obesità (circa il 50%).
Molte donne riferiscono inoltre sintomi spesso sottovalutati come fame continua, gonfiore addominale, stanchezza persistente, difficoltà a perdere peso, ritenzione idrica, caduta dei capelli e dolori mestruali.
Nel tempo possono comparire anche alterazioni metaboliche quali:
- insulino-resistenza e iperinsulinemia;
- intolleranza glucidica e diabete mellito;
- dislipidemie;
- ipertensione arteriosa;
- iperfibrinogenemia e aumento del rischio cardiovascolare;
- infertilità, presente nel 70-85% delle donne con la sindrome.
Ovaio policistico: cause
Le cause dell'ovaio policistico sono multifattoriali. Tra i possibili fattori di rischio per lo sviluppo della PCOS vi sono l'ipertricosi (eccessiva peluria) in epoca prepuberale e il sovrappeso, soprattutto se associato a un basso peso alla nascita. Tuttavia, nessun singolo fattore è sufficiente a spiegare la comparsa della sindrome, che deriva dall'interazione tra predisposizione genetica, alterazioni ormonali e fattori metabolici.
Con la sindrome dell'ovaio policistico aumentano gli ormoni maschili
Uno degli aspetti principali dell'ovaio policistico è l'aumento degli ormoni maschili (androgeni), che porta a un'eccessiva produzione di estrone. Questo squilibrio induce un aumento delle gonadotropine, in particolare dell'LH, mentre la sintesi di FSH viene inibita.
Il risultato è un rapporto alterato tra LH e FSH, che impedisce la maturazione follicolare e quindi l'ovulazione. Allo stesso tempo, le ovaie producono una quantità eccessiva di androgeni, alimentando un circolo vizioso che perpetua la sindrome.
L'iperandrogenismo può derivare da diversi fattori:
- eccessiva produzione di androgeni a livello surrenalico;
- insulino-resistenza;
- difetti enzimatici nella sintesi degli ormoni steroidei.
L'aumento degli androgeni non dipende solo dalla struttura anatomica dell'ovaio policistico, ma anche dalla sua iperfunzione. Alcuni studi suggeriscono che la produzione eccessiva di androgeni inizi a livello ovarico e successivamente coinvolga anche il surrene.
Il legame tra iperandrogenismo e insulina
L'iperinsulinismo, causato dall'insulino-resistenza, rappresenta uno dei principali meccanismi alla base dell'iperandrogenismo. L'insulina agisce infatti in sinergia con l'LH, aumentando ulteriormente la produzione di androgeni.
Questo meccanismo contribuisce a mantenere la sindrome, creando un circolo vizioso che deve essere interrotto tempestivamente.
Anche in questo caso l'alimentazione svolge un ruolo fondamentale. Esistono infatti strategie nutrizionali che permettono di mantenere sotto controllo glicemia e insulina, come spiegato dalla dottoressa Serena Missori nel volume La dieta per glicemia e insulina con il Metodo Missori-Gelli®.
Ovaio policistico: la dieta
La dieta messa a punto dalla dottoressa Serena Missori, illustrata nel volume Il reset ormonale, ha l'obiettivo di favorire la maturazione dei follicoli e ridurre l'iperandrogenismo, il sovrappeso, l'obesità, l'eccesso di peluria, l'irregolarità mestruale, la stanchezza e l'iperinsulinemia.
Evitare diete troppo restrittive
È importante evitare diete eccessivamente drastiche, prive di carboidrati o basate su digiuni prolungati, perché aumentano lo stress e il cortisolo, contribuendo al peggioramento dei sintomi della sindrome dell'ovaio policistico.
Alimentazione nella fase follicolare
Dal 1° al 14° giorno del ciclo (fase follicolare):
- preferire pane, pasta, farine e cereali a basso contenuto di glutine o naturalmente privi di glutine;
- mantenere la quota di carboidrati prevista anche a cena per favorire la sintesi della serotonina e ridurre la fame nervosa.
Alimentazione nella fase luteale
Dal 15° al 28° giorno del ciclo (fase luteale):
- privilegiare riso rosso, quinoa, grano saraceno, zucca, patate americane e patate;
- consumare almeno tre porzioni settimanali di crucifere (broccoli, cavoli, verza, rucola);
- aumentare il consumo di mandorle fino a 20-30 al giorno.
Nel libro Il reset ormonale- Dal ciclo alla menopausa senza stress sono riportati tutti gli alimenti consigliati, quelli da limitare e le strategie nutrizionali specifiche per il ciclo irregolare lungo o corto.

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