Allattamento al seno e pelle: quali cambiamenti e come intervenire
Pubblicato da      25/07/2025
Allattamento al seno e pelle: quali cambiamenti e come intervenire

Come cambia il seno dopo il parto?
E come prendersi cura della pelle del seno durante l’allattamento?
Cosa occorre evitare durante l’allattamento al seno?

A queste domande risponde Giulia Penazzi, cosmetologa ed autrice del volume “Pelle a pelle”, pensato per la cura della pelle della neo mamma (a partire dalla gravidanza) e del bambino.

I cambiamenti del seno nel post-parto


Nei primi giorni dopo il parto, a livello visivo e sensitivo non avremo grossi cambiamenti per quanto riguarda il seno.
Durante la gravidanza e nei primissimi giorni di vita del bambino il seno produce una sostanza chiamata colostro: un liquido molto denso e giallognolo, ricchissimo di nutrienti, prodotto in piccole quantità per rispondere alle necessità fisiologiche del neonato.
Quest’ultimo, infatti, nasce con uno stomaco in grado di contenere circa 5-7 ml di liquido, e per questo il seno della mamma fornisce una sostanza che è in grado di soddisfare tutte le esigenze nutritive con poche gocce.
Questo è il motivo per cui, nell’immediato post-parto, non si ha la sensazione di “seno pieno” né si vede fuoriuscire il latte bianco che ci aspettiamo.
Con il passare dei giorni e le frequenti richieste di nutrimento del bambino, la produzione del seno si modifica, aumentando la quantità e cambiando gradualmente la composizione del fluido, che da colostro diventerà latte di transizione e poi latte maturo.

Allattamento al seno: attenzione a febbre, arrossamenti e durezze circoscritte

Attenzione invece ai casi in cui, insieme a un’aumentata tensione del seno, osserviamo arrossamenti in alcuni punti, durezze circoscritte, comparsa di febbre o altri sintomi differenti: in questi casi ci sarà bisogno di una valutazione attenta da parte di un’ostetrica o una consulente IBCLC per approfondire la situazione e consigliare il modo migliore di procedere.
L’innalzamento della temperatura corporea potrebbe indicare comparsa di mastite per cui è fondamentale rivolgersi a un professionista appena compare.

Cosa evitare durante l’allattamento al seno

Ecco alcune indicazioni su cosa sarebbe meglio evitare durante l’allattamento al seno, consigli validi per tutte le mamme che allattano a prescindere dal dolore.

1)      Coppette assorbilatte

Sono dei dispositivi ideati per contenere le perdite abbondanti di latte tipiche di un seno che lavora. Quelle usa e getta, costituite da materiali plastici e assorbenti, sono sconsigliate poiché non permettono al capezzolo di respirare, lo lasciano costantemente bagnato e questo aumenta anche la proliferazione batterica.
Esistono versioni lavabili, composte da tessuti più naturali, che risolvono questo problema e sono più indicate per lo scopo.
Ancora meglio, diverse aziende producono delle coppette raccogli-latte in plastica, che formano una specie di conchiglia attorno al capezzolo senza però toccarlo, permettendo così una completa traspirazione dei tessuti e un ridotto rischio batterico.

2)      Lavaggi frequenti del capezzolo

Come già detto, il capezzolo è una zona molto delicata, che il corpo con cura prepara per tutta la gravidanza. Lavaggi frequenti del capezzolo rischiano di seccare la pelle ed eliminare quella sostanza oleosa prodotta ad hoc per l’allattamento al seno.
Inoltre, se asciughiamo spesso il capezzolo strofinando con l’asciugamano, aumentiamo l’ipersensibilità e il fastidio: in generale è meglio tamponare. Attenzione se stiamo utilizzando dispositivi sul seno come paracapezzoli o coppette d’argento: ogni oggetto esterno che andiamo a mettere sul capezzolo necessita di pulizia e/o sterilizzazione, come consigliato dai rispettivi produttori.

3)      Coppette d’argento

Sono dispositivi composti da argento che vanno applicati su capezzolo e areola, ideati pensando alle proprietà cicatrizzanti di questo elemento. Non ci sono studi scientifici, a oggi, che confermino o smentiscano l’efficacia di queste coppette nella risoluzione di ragadi e nell’alleviare il dolore del capezzolo. Quel che è certo è che, se indossate sempre, non permettono ai tessuti di respirare e lasciano il capezzolo bagnato e più a rischio di infezione batterica (soprattutto se sono presenti ragadi). Il consiglio è, se si vogliono utilizzare questi dispositivi, di indossarli sporadicamente, lavandoli almeno una volta al giorno e facendo attenzione agli effettivi benefici che se ne traggono.

4)      Creme/oli profumati

Come ribadito già più volte, seno e capezzolo hanno una preparazione naturale che non necessita di aiuti. Se però vogliamo utilizzare prodotti per la pelle in queste aree, scegliamo soluzioni il più naturali possibili e poco profumate per non alterare l’odore naturale che piace tanto ai neonati.

Per saperne di più e per approfondire leggi "Pelle a pelle" di Giulia Penazzi.



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